Rieccoci col racconto del nostro viaggio nella Francia del profondo Nord... dopo Mont Saint Michel, ultima tappa normanna, la Bretagna ci ha accolti sotto una pioggia battente. Ci siamo accampati nella cittadine di La Richardais, a pochi km da Saint Malo, il nostro primo obiettivo. Al campeggio municipale davano una specie di festa con aperitivo offerto per gli ospiti presenti, e quella è stata l'ultima occasione in cui abbiamo messo il naso fuori dalla tenda. Anche il mattino dopo il tempo era piuttosto grigio e nuvolo. Poco male, perchè una volta tanto non avremmo usato le moto per spostarci. La Richardais infatti è collegata a Saint Malo tramite un comodo servizio di bus.

Da La
Richardais a Saint Malo è davvero un attimo. L’antica città dei corsari è collegata
alla terraferma bretone da un lungo ponte. Il bus portava fin sotto le mura
dell’antica cittadella fortificata, ma noi ci siamo sbagliati e siamo scesi una fermata
prima, quella della ferrovia. Poco male: così abbiamo avuto modo di farci una
piacevole passeggiata lungo il porto.
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| Il porto di Saint Malo |
Siamo entrati da una delle porte secondarie, sotto lo sguardo corrucciato del poeta Chateaubriand in forma di statua (non l'ho fotografato perchè mi è sempre stato cordialmente antipatico), di là si sale sulla cinta muraria.
Infatti è
possibile percorrere l’intero perimetro delle mura, e godersi al tempo stesso
la vista sul mare e sull’antico borgo. Si vedono gli isolotti fortificati al
largo, che con la bassa marea sono raggiungibili a piedi.
All’interno
della cinta costruzioni caratteristiche in pietra bigia, coi tetti coperti di
muschio. Il cielo è coperto, ma in via di miglioramento: appaiono spiragli di
sole sempre più decisi.
Come già a Mont Saint Michel, i prezzi dei locali sono abbastanza da rapina, quindi abbiamo preferito rientrare al campeggio e pranzare lì. Abbiamo ripreso l’autobus (stavolta dalla fermata giusta), e in meno di mezz’ora eravamo al camping.
Non pioveva più e c'era un sole bellissimo. Da questo momento in poi
il tempo sarà sempre bello fino alla fine del viaggio.
Un pranzo veloce, perchè era prevista una scappata sulla costa, stavolta con le nostre moto, verso Cap
Frehèl.
In realtà non siamo arrivati troppo lontano, perché a Dinard, subido dopo La
Richardais, mi è capitato di avere un incontro un po’ troppo ravvicinato con un
turista polacco con l’auto presa a nolo… moto per terra e un grande spavento.
Le signore del posto che avevano assistito alla scena, impressionate e spaventate
chiamano vigili e ambulanza, ma io in realtà me la sono cavata con qualche
livido qua e là. I soccorritori mi hanno fatto i complimenti per i jeans con le
protezioni: da queste parti non se ne vedono. Piuttosto ero preoccupatissima
per Little Wing… un bozzo sul serbatoio, una leva spezzata, ma è roba di poco
conto… Invece si era tranciato di netto l’attacco della pedana (sostituita appena
un mese fa)… come farò a riportarla a casa ridotta così? Questa è una delle sensazioni più brutte che può capitarti quando sei in viaggio.
Mestamente rientravo al campeggio con la Bandita mentre Fil guidava la mia moto
(che comunque era ripartita benissimo e di motore on aveva nessun problema). Il morale era veramente basso.
Ormai era pomeriggio inoltrato.
Per tirarmi su Fil ha deciso di portarmi a cena fuori, a mangiare i frutti di
mare a Cancale. Ci siamo andati con una moto sola, la Banditona.
Cancale è la
città delle ostriche, con tanto di museo dedicato.
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| Il monumento alle raccoglitrici di ostriche |
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| Una splendida goletta nel porto di Cancale |
Poi abbiamo trovato un piccolo ristorante che ci sembra simpatico, con i tavolini all’aperto, l’Abordage. Non essendo stagione giusta per le ostriche però abbiamo preferito gamberi e cozze con patatine fritte, da bere naturalmente del sidro brut, bevanda locale.
Costo della cena: circa 36 euro per tutti e due.
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| Meules et frites per cena |
La mattina
seguente è stata interamente dedicata alla sistemazione della mia povera moto. Dopo
aver raddrizzato e fermato alla meglio le varie parti rotte o piegate
(cavalletto, cupolino, contrappeso, specchietto…), ci siamo recati in un un Mr
Bricolage (in Francia i centri commerciali sono aperti anche se è Ferragosto)
per acquistare un po’ di viteria ed una staffa d’acciaio che avesse forma e
dimensioni compatibili con quelle della pedana.
La staffa è stata poi avvitata al posto della pedana. Per renderla più confortevole, sopra abbiamo fissato una spugnetta lavapiatti con delle fascette, e poi impacchettiamo il tutto col nastro americano.


Il lavoro era venuto niente male, e nel giro di collaudo che segue ho visto che la pedana andava abbastanza bene, e mi consentiva di guidare in modo praticamente normale. Bene, ero proprio contenta! Nel pomeriggio si va a Cap Frehèl a festeggiare! Invece la gioia di riavere la moto efficiente dura molto poco, perché con un maldestro movimento Fil me la faceva cadere dal cavalletto, proprio dallo stesso lato, storgendo e facendo saltare via la nuova pedana !
Ma non ci si arrende mai: altra gita al Mr Bricolage, altra staffa, altre viti e rondelle (più adatte delle precedenti, che avevamo acquistato un po’ alla cieca), altra riparazione… stavolta migliore della precedente, alla luce dei risultati dell’utilissimo (seppure involontario) crash test appena effettuato.
E finalmente si va a Cap Frehèl per davvero!
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| Una tipica casetta bretone |
Prima ci
siamo fermati a Fort La Latte, un castello fortificato sul mare.
L’acqua era limpida, bellissima, invitava a tuffarsi… però era fredda ghiacciata! La marea che sale è una cosa impressionante: in pochi
minuti il bagnasciuga si è spostato di quattro metri!
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| Fort La Latte |
A Cap Frehèl abbiamo parcheggiato abbastanza lontano, un po’ per evitare il pedaggio ed un po’ per farci una piacevolissima e lunga passeggiata in mezzo a un mare di erica e ginestra, che portava fino al faro.
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| Una immensa distesa d'erica |
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| Il faro di Cap Frèhèl |
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| Ancora il faro |
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| Effetti della marea: prima |
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| Effetti della marea: dopo |
Sulla via del ritorno abbiamo deciso di iterare le ottime
cozze della sera prima. Ci siamo fermati quindi lungo la strada in una moulerie, che
portava il nome celtico di Ty Faitaud, a Plévenon. Abbiamo mangiato bene, e anche il
prezzo era abbordabilissimo (diciamo come un paio di pizze nostrane).
La mattina
seguente siamo ripartiti dal camping di La Richardais con una punta di dispiacere: dopo
tre notti ci sentivamo un po’ di casa. Abbiamo attraversato diagonalmente l’interno
della Bretagna, una terra che ha un non so che di magico.
Intorno
all’ora di pranzo ci siamo fermati a pranzare a Chateaullin, un paesino che ci sembrava particolarmente grazioso. Poi abbiamo proseguito fino al caratteristico borgo di
Locronan, dove ci siamo accampati.
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| Locronan |
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| Locronan - l'emporio celtico |
Locronan è un borgo
davvero graziosissimo, ove la pesantezza della pietra bigia delle
caratteristiche casette è illeggiadrita dai colori dei fiori, che qui sono resi
particolarmente vividi dal clima oceanico fresco e umido.
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| Locronan - un giardino fiorito |
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| Locronan - la chiesa |
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| Locronan - Procione da passeggio |
Tuttavia un paio d’ore sono più che sufficienti per visitare il paesino.
Per impiegare il resto della giornata abbiamo pensato di recarci al promontorio di
Point du Raz, il punto più ad ovest di tutta la Francia (isole escluse).
Il parcheggio, manco a dirlo, era a pagamento. Naturalmente abbiamo lasciato la moto in paese e fatto una lunghissima passeggiata a bordo costa, in mezzo all’erica.
E alla fine abbiamo comtemplato a lungo lo spettacolo delle onde che si infrangono con violenza sulle scogliere altissime…
Quando rientriamo a Locronan sono ormai le nove di sera. Avremmo voluto cenare fuori, in una delle tante creperies in paese. Ma i nostri usi mediterranei destavano molto stupore: alle nove di sera qui non si mangia, al massimo si digerisce. Mestamente ce ne siamo tornati all’accampamento, dove ci siamo preparati un risotto alla cucina da campo. Avrei voluto fare una doccia… ma evidentemente è troppo tardi anche per lavarsi oltre che per mangiare: l’acqua calda non va dopo le 22. Qui se non so fosse capito i ritmi sono quelli delle case da riposo.
La mattina del mercoledì
abbiamo rifatto i bagagli… c’era un’umidità pazzesca, borse e bauletti esternamente
erano tutti bagnati.
Adesso toccava la Bretagna del sud, fino a Carnac, sito di reperti megalitici
risalenti alla preistoria. Mi aspettavo un luogo oscuro, impervio, di difficile
accesso, un po’ isolato dal mondo… e invece ho scoperto che Carnac è una specie di
Jesolo di Bretagna, con spiagge, stabilimenti balneari, villaggi-vacanze…e tanto,
tanto traffico di vacanzieri! Un luogo caotico, dove tra l’altro fa parecchio
caldo (bè, almeno rispetto alle fresche coste del nord a cui ci eravamo
acclimatati). Campeggi ce n'erano parecchi, anche troppi. Per cercare quello
che potesse essere più adatto alle nostre esigenze, ci è venuta l’idea di andare
all’Ufficio del turismo a chiedere informazioni. Qui ci han dato un bel depliant
con la lista di tutti i campeggi in zona, così abbiamo potuto scegliere senza vagare
a vuoto. Ne abbiamo individuato uno, che si chiamava Kerbus, che non era lontano dal
centro della cittadina ma fuori dal caotico traffico delle spiagge. Ottimo davvero. Ho cheisto: dove si trovano i megaliti e mi rispondono cento metri. Cento
metri? Ho capito bene? Sì, sì, cento metri… alla faccia del luogo impervio e
inaccessibile!
Piantiamo la
tenda piccola e poi usciamo subito alla scoperta dei misteri delle pietre di Carnac.
La cosa che
desta maggiore impressione sono le dimensioni del sito: si tratta di decine e
decine di km lungo i quali sono disposti i grandi pietroni in lunghissime file
parallele
Il sito è
recintato: si entra solo con la visita guidata (questo per evitare che la gente
vada a scriverci su l’autografo a pennarello o peggio). Le uniche creature che
vi circolano liberamente sono pecore e capre incaricate della “manutenzione”
del tappeto erboso.
Ogni tanto le
linee si interrompono (qualcuno probabilmente aveva pensato di “liberare” il
terreno da quegli scomodi pietroni in tempi relativamente recenti. Ci sono
anche delle composizioni che si staccano dagli allineamenti: quadrilateri,
dolmen, o grandi megaliti isolati, e tumuli di grandi proporzioni.
La datazione
dei reperti è tra il 6500 e il 5000 avanti Cristo, in età neolitica. Camminiamo
a piedi in lungo e in largo per diverse ore esplorando le varie zone del sito,
che portano nomi oscuri: Ménec (luogo del ricordo), Kermario (luogo dei morti),
Kerlescan (luogo dell' incendio).
Una così
lunga passeggiata però ci ha messo decisamente fame (anche perché non abbiamo
pranzato). Per fortuna in mezzo ai megaliti si trovano anche posti di ristoro,
come la creperie “chez Céline”
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| Creperie Chez Celine |
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| Creperie Chez Celine |
Il giovedì
inizia il viaggio di avvicinamento verso casa. Prima però abbiamo fatto una
deviazione verso nord, per visitare il castello di Josselin, il principale
castello della Bretagna, con le sue nove maestose torri che si specchiano nel
fiume Oust.
Parte la visita guidata del castello, in francese.
Eravamo un
po’ preoccupati, pensavamo: riusciremo a capire qualcosa? Ma niente paura, la
guida era una signora di mezza età che parlava un francese “per turisti”: con le
parole ben scandite e comprensibilissimo. Abbiamo appreso che le origini del
castello risalgono addirittura al IX secolo, ma da allora ha subito vicende
molto altalenanti: danneggiamenti, distruzioni, ricostruzioni e modifiche. Da
severa fortezza militare qual era nel rinascimento fu trasformato in residenza
raffinata e lussuosa, nella quale i castellani conducevano una vita molto
elegante. Il castello soffrì particolarmente durante le guerre di religione,
perché i conti di Rohan, i proprietari, militavano attivamente nelle file
ugonotte.
Oggi, riportato agli antichi splendori dopo un meticoloso restauro, è ancora
abitato dai discendenti dei Rohan, per cui non tutte le stanze si possono
visitare.
A Josselin sorge anche un curioso “museo delle
bambole”, che però non abbiamo visitato.
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| Josselin - ponnte sull'Oust |
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| Castello di Josselin |
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| Castello di Josselin |
Dopo Josselin lasciamo la Bretagna e iniziamo il lungo viaggio di rientro, che sarà spezzato in più tappe.
Man mano che ci
allontanavamo dal nord e ci inoltravamo verso le regioni centrali del Paese
cresceva decisamente la temperatura, e anche l’afa. Urgeva un cambio d’abito: via
il giubbetto in pelle e su la giacchetta in cordura traforata.
La città
designata per la sosta notturna era Poitiers, ci siamo arrivati quandointorno alle sette di sera. Ma non abbiamo trovato alcun campeggio. A circa 20 km sorge un piccolo, grazioso borgo
medievale, Chauvigny, , e lì il campeggio c'è.
La cena in una creperie con cameriera in abito medievale: un
paio di galettes a testa.
La mattina del venerdì
siamo ripartiti da Chauvigny intorno alle 10. Non sapevamo bene bene dove fermarci per
la notte, forse a Lapalisse, ma anche più avanti se possibile.
Lapalisse è il paese reso celebre dalle sue famose
“verità”, quelle che sono così ovvie da rasentare il ridicolo
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| Castello del signore de la Palisse |
In realtà il
signore di Lapalisse, valoroso condottiero e maresciallo di Francia sotto
Francesco I, morto combattendo a Pavia, ebbe il solo torto di vedersi dedicata
un’ode celebrativa, i cui versi vennero poi storpiati dai posteri… e oggi è per
tutti quello che “se non fosse morto sarebbe ancora vivo”.
A Lapalisse comunque ci scherzano abbastanza sopra (si definisce il paese delle
“verità”)… e si può ancora ammirare il bellissimo castello del nobile
guerriero.
Lapalisse
doveva essere la nostra destinazione serale… ma sono erano le due del
pomeriggio. Abbiamo deciso di proseguire in direzione Lione, in modo da
avvantaggiarci per il giorno seguente. Arrivati a Lione era pomeriggio inoltrato, e la temperatura, ad andatura
urbana, era davvero insopportabile. Lione è una città enorme, tentacolare, dove
tutti guidano malissimo e hanno molta fretta. Inoltre le indicazioni stradali
(dovevamo tenere per Grenoble) sono di non facile interpretazione. Quando finalmente ci siamo lasciati alle spalle la metropoli era già ora di
metterci a cercare un campeggio.
Ma tra Lione e Grenoble praticamente non c’è nulla, non è zona di turismo, o
almeno da turismo da campeggio. Il cielo andava decisamente verso l’imbrunire, si
riaffacciava l’incubo di Deauville. Nella zone di Grenoble però abbiamo trovato indicazioni per un camping, verso Vizille. Speranzosi abbiamo imboccato quella
strada. Il camping c’era, e anche molto bello, si chiama “Le bois du cornage”. Il
problema era che erano le otto passate, quindi facilmente sarà chiuso. E invece no:
chiudeva alle otto e mezza: ce l'avevavmo fatta! Una cena veloce, con tonno e piselli in scatola,
una doccia rigeneratrice… c’era anche il bar, e abbiamo concluso la serata in bellezza
con due belle birre (a testa).
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| Camping a Vizille |
Ultimo giorno
della nostra motovacanza. Alle 9.30 abbiamo lasciato le Bois du Cornage diretti verso Briançon, e poi verso il passo del Monginevro, per rientrare in patria.
Da lì al Sestrière, per non farci mancare le belle curve di montagna, visto che
per due settimane abbiamo visto solo pianura o quasi.
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| Sestrière |
Scesi dal Sestrière la brutta sorpresa: in pianura ci attendevano temperature davvero africane. Nel cuneese una breve sosta per un panino, ma soprattutto per godere per qualche minuto dell’aria condizionata di un centro commerciale. Poi verso Asti, e da lì la SS 10, che ci porta a Mantova, a casa.
L’attraversamento della pianura padana è stato davvero un supplizio atroce: erano le ore più calde della giornata e ci saranno stati40 gradi. Prò abbiamo scoperto con piacere la nuova tangenziale sud di Piacenza: finalmente non dobbiamo più passare dal centro della città. E poi finalmente Mantova, e poi Castiglione Mantovano.
Erano le 19, e dal primo giorno di viaggio ad ora i km percorsi sono stati in totale 4564.
Le mappe del viaggio:
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| Lunedì 15 agosto 2011 – La Richardais – Fort LaLatte – Cap Frehèl – La Richardais - km 227 |
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| Martedì 16 agosto 2011 – La Richardais – Chateaulin – Locronan – Cap du Raz – Locronan – 357 km |
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| Mercoledì 17 agosto 2011 – Locronan – Carnac – km 144 |
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| Giovedì 18 agosto 2011 – Carnac – Josselin – Poitiers – Chauvigny – 439 km |
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| Venerdì 19 agosto 2011 – Chauvigny – Lapalisse – Lione – Grenoble – Vizille – km 581 |
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| Sabato 20 agosto 2011 – Vizille – Monginevro – Castiglione Mantovano – km 566 |